Pipebots, i micro robot che riparano le reti idriche senza scavi
Una nuova era per la gestione degli sprechi idrici è iniziata, e ha un diametro di appena quaranta millimetri. Tanto misurano i Pipebots, minuscoli robot sviluppati dall’Università di Sheffield, pronti a rivoluzionare il modo in cui individuiamo e ripariamo le perdite nei sistemi idrici. In un mondo in cui ogni giorno le reti idriche perdono miliardi di litri d’acqua la posta in gioco è altissima. Ideati dal professor Kirill Horoshenkov, i Pipebots sono capaci di muoversi autonomamente all’interno delle tubature senza interrompere il servizio, comunicando tra loro come una colonia di insetti intelligenti. Navigano grazie a gambe multiuso, mentre sensori acustici ultra-precisi e telecamere ad alta sensibilità consentono loro di individuare guasti, crepe e punti deboli invisibili all’occhio umano. Quando individuano un problema, i robot eseguono la scansione completa e trasmettono i dati in modalità wireless al tecnico in superficie. Il team di riparazione riceve così la posizione esatta del guasto, permettendo interventi mirati senza dover distruggere chilometri di asfalto alla ricerca della perdita. Ciò che li rende davvero rivoluzionari è il loro approccio predittivo. Invece di attendere una rottura, questi dispositivi sono in grado di segnalare il degrado prima che si trasformi in emergenza, fornendo dati geolocalizzati in tempo reale ai tecnici in superficie. Un sistema che elimina la necessità di scavi estesi, riduce i costi, accorcia i tempi di intervento e, soprattutto, evita i disagi per cittadini e città. Il progetto ha già conquistato l’attenzione internazionale: Australia, Cina e Medio Oriente stanno esplorando le possibilità offerte dai Pipebots, e le prospettive economiche sono enormi. In paesi come l’Italia, dove il 40% dell’acqua si perde lungo le reti spesso vetuste, questa tecnologia potrebbe rappresentare una svolta epocale, offrendo una soluzione concreta, sostenibile e lungimirante a uno dei problemi più critici del nostro Paese.
Fonte: futuroprossimo.it

